Perchè è nato questo blog

Perchè è nato questo blog: Da qualche tempo va diffondendosi la bizzarra teoria secondo la quale la Terra non sarebbe uno sferoide in rotazione su se stesso ed orbitante attorno al sole, bensì un disco piatto ed immobile, coperto da una cupola di materiale ignoto. Il centro di questo disco sarebbe occupato dall'artico, mentre l'antartico rappresenterebbe uno smisurato anello di ghiaccio che ha la funzione di contenere le acque degli oceani.

Coloro che credono in questa teoria, i flat-earthers, sostengono che l'intera popolazione mondiale sia da sempre indottrinata da una elìte imperante che ci manipola attraverso le scuole, i mass media e, in special modo, la NASA che avrebbe il ruolo chiave di produrre finte missioni spaziali e finte immagini dello spazio. La Terra sferica sarebbe un inganno propinatoci fin da piccoli per non consentirci di conoscere la verità. Per corroborare il loro credo e per fare proseliti, da qualche tempo i flat-earthers stanno inondando internet di materiale multimediale che proverebbe, secondo quanto sostengono, la Terra piatta. Nonostante queste presunte prove siano campate in aria, riescono comunque a confondere ed a fare presa su molte persone che, per le ragioni più disparate, non sono equipaggiate con sufficienti conoscienze logico-matematiche utili a smascherare la truffa.
Sono convinto che nel movimento dei flat-earthers ci siano molte persone genuinamente convinte che la Terra sia piatta, ma risulta abbastanza evindente che a capo di questa faccenda ci sia qualcuno che ci sta lucrando.

Ho deciso di aprire questo blog con lo scopo di fornire, a chiunque fosse interessato, gli strumenti per comprendere la realtà che ci circonda in maniera comprensibile e, allo stesso tempo, matematicamente rigorosa. Per far questo, vi presenterò le prove addotte dai flat-earthers e le confuterò una per una.

Chiunque voglia farlo, può lasciare un commento richiedendo chiarimenti su qualsiasi questione avanzata dai flatearthers.

Sulla nostra pagina Facebook LA TERRA E' UNA PALLA CHE GIRA da giovedì 20 ottobre è iniziato l'appuntamento settimanale "RISPONDI AD ERIC DUBAY" durante il quale ci confronteremo con la validità e le contraddizioni dei 200 punti sollevati dal noto complottista.

Siete invitati tutti a partecipare, qualsiasi opinione voi abbiate al riguardo e di qualsiasi nazionalità voi siate. Non ci spaventiamo se scriverete nella vostra lingua nativa. La pagina facebook è sicuramente un ottimo luogo dove confrontarsi, ovviamente in maniera educata e civile.

NOVITA'!:
In alto, abbiamo aggiunto una nuova pagina in cui troverete diversi video di particolare rilevanza. Non esitate a segnalarcene degli altri. ENJOY!

domenica 12 marzo 2017

Geocentrismo



Quando ci si trova in rete a visionare il materiale flat-earther, spesso capita di notare che alcune argomentazioni proposte per supportare la Terra piatta fanno riferimento alla teoria del GEOCENTRISMO. 

Con ogni probabilità, questo accade perchè entrambe le teorie, il terrapiattismo ed il geocentrismo , negli ultimi secoli sono variamente accettate e promosse da personaggi legati al mondo dei gruppi religiosi fondamentalisti cristiani che credono nel Creazionismo e che la Terra sia il centro dell’universo. 

Peccato che le due teorie, oltre ad essere entrambe errate, non sono nemmeno in alcun modo compatibili, ed ogni volta che un flatearther menziona il Geocentrismo per supportare le sue idee, smentisce se stesso inesorabilmente. 

Ma, andiamo con ordine e cerchiamo di capire cos’è il Geocentrismo, come ha origine, in che modo si è evoluto e chi lo promuove oggi. Analizzeremo anche cosa non funziona in questa teoria e, da non trascurare, perchè i terrapiattisti non possono usare il geocentrismo per avallare il loro modello. 

Il Geocentrismo è una particolare visione cosmologica basata sull'idea che la Terra, sferica, sia immobile ed al il centro del cosmo e che tutti gli altri corpi celesti (sole, luna, pianeti e stelle) le ruotino intorno.

È utile, prima di approfondire l'analisi delle teorie stesse dei geocentristi contemporanei, dare qualche nozione storica sull'argomento.

Il geocentrismo non è certo una teoria recente. Già nell'antichità greca la maggior parte dei filosofi, con alcune eccezioni (Aristarco di Samo e Seleuco di Seleucia) sostenevano un modello geocentrista.

Tra i maggiori sostenitori del geocentrismo troviamo il filosofo e matematico greco Aristotele, il quale fu anche uno dei primi a chiarificare la natura sferica della Terra grazie alle sue osservazioni.

Ma la figura fondamentale dell'antichità per quel che riguarda il geocentrismo è senza ombra di dubbio Claudio Tolomeo, astrologo/astronomo nato ad Alessandria d'Egitto intorno all'anno 100. Rifacendosi alla versione aristotelica, egli pubblicò la sua visione cosmologica geocentrista in un libro, l'Almegisto, che verrà ripresa ed adottata come modello di riferimento negli anni a seguire per tutto il medioevo ed il rinascimento.


Mentre Aristotele ipotizzava le orbite dei pianeti lungo delle circonferenze sferiche perfette e concentriche intorno alla Terra, nel modello tolemaico, lo schema è imperfetto e le orbite non sono concentriche, pur restando la Terra al centro dell'universo. Secondo Tolomeo le orbite dei pianeti (epicicli) erano circolari ma non concentriche e si muovono lungo un'altra circonferenza circolare deferente intorno alla Terra.



Il modello tolemaico ebbe talmente successo da essere adottato dalla Chiesa fin dai primordi, anche perchè si poneva in perfetta sintonia con l'interpretazione teologica della bibbia dell'epoca.

Bisogna sottolineare che questo modello non è che convincesse proprio tutti gli studiosi, perchè la farraginosità nel movimento dei pianeti del planisfero di Tolomeo era piuttosto evidente. Nel 1573, l'astronomo danese Tycho Brahe, maestro di Kepler (uno dei principali fautori della teoria eliocentrica), presentò una revisione di questo modello che possiamo considerare il passaggio soft tra geocentrismo ed eliocentrismo.

 Il suo modello è, di fatto, identico a quello eliocentrico, con la sola differenza che Thycho mantiene la Terra al centro.



Come potete intuire dal video del modello Tychoniano, il passaggio successivo all'eliocentrismo è del tutto ovvio.

La teoria geocentrica, in ogni modo, resistette anche grazie al ruolo teologico che aveva assunto, poiché il geocentrismo di aristotele era diventato parte di una sorta di "cosmografia religiosa" popolare al tempo, che ritroviamo anche nella Divina Commedia; inoltre i commentari biblici dell'epoca tipicamente facevano riferimento espressamente al modello geocentrico nel commentare brani come quello di Giosuè capitolo 10 nel quale si legge il famoso "Fermati, O Sole".
In ogni modo, con i nuovi studi astronomici di fine XIV secolo, la capitolazione del geocentrismo era inesorabile.
Quando Galileo Galilei criticò il modello geocentrico nel suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo in favore della nuova visione del sistema planetario, incorse in una condanna da parte del tribunale dell'Inquisizione e fu costretto ad abiurare il suo lavoro.

Tempo dopo, l'eliocentrismo fu unanimemente accettato in ambito scientifico, principalmente grazie all'opera dell'astronomo e matematico Johannes von Kepler. Per secoli, dunque, il geocentrismo fu abbandonato completamente dal momento che venne dimostrata la sua inesattezza.

 Ma come mai, nel XXI secolo, ci troviamo ancora a parlare di Geocentrismo?
Come accennato all'inizio, questa teoria viene recuperata dal dimenticatoio da vari personaggi (soprattutto al di fuori del mondo scientifico) provenienti da gruppi religiosi.

Il primissimo sostenitore della centralità astronomica della Terra nel novecento sembra essere stato Walter van der Kamp, che già nel 1967 fece circolare uno scritto dal titolo “The Heart of the matter” a cui si aggiunse poi il trattato “De Labore Solis”, in difesa del geocentrismo.
Eccezion fatta per questo caso isolato, il Geocentrismo contemporaneo ha visto una diffusione tra personaggi aventi una qualche visibilità solo a partire dagli anni settanta. Bisogna notare che la maggior parte dei suoi difensori negli ultimi decenni sono stati cristiani, sia cattolici che protestanti. 

Da parte cattolica, tra i primi promotori contemporanei del geocentrismo si possono citare Solange Hertz e Paula Haigh. Nel 2003 la Hertz riuscì perfino a publicare un articolo in difesa del geocentrismo sulla rivista di ispirazione lefebvriana The Remnant. Tuttavia sia la Hertz che la Haigh furono più interessate a difendere il geocentrismo come posizione teologica che come fatto scientifico, e non sono citate spesso dai geocentrsti più recenti. 

Foto di Gerardus Bouw
Per la parte protestante non si può non citare Gerardus Bouw, eccezionale e rarissimo esempio di geocentrista contemporaneo addottoratosi in astronomia.

Il suo nome è legato alla Association for Biblical Astronomy, una associazione di geocentristi fondata dal già citato van der Kamp e precedentemente nota come Tychonian Society, che fino al 2014 produceva anche una rivista trimestrale dal nome The Biblical Astronomer (precedentemente The bulletin of the Tychonian Society) del quale sono usciti oltre 140 numeri; bisogna notare, però, che la maggior parte degli articoli comparsi in esso non contengono argomenti a favore del geocentrismo ma generiche difese del “creazionismo della terra giovane” o brevi articoli di astronomia di carattere discorsivo e divulgativo.

Già nel 1978, Bouw organizzò assieme a tale James Hanson, professore di scienze informatiche alla Cleveland State University, la prima conferenza sul geocentrismo dell'età contemporanea, sempre alla Cleveland State University. 
Si tratta della prima ma non dell'ultima conferenza del genere. Ad esempio, il 6 novembre 2010, a South Bend, California, si è tenuta la First (e fino ad oggi ultima) Annual Catholic Conference on Geocentrism, che ha visto tra i propri relatori il già citato Gerardus Bouw e, da parte cattolica, Robert Sungenis, il quale, dopo una carriera di lotta apologetica al protestantesimo, si è negli ultimi anni dedicato sostanzialmente a tempo pieno a sostenere il geocentrismo, tanto da aver prodotto un film documentario dal titolo The Principle (che ha raggiunto circa 90000 di dollari di incassi) in difesa di tale teoria. 
Per tornare alla conferenza, è possibile leggerne un riassunto critico scritto da una persona che vi ha assistito a questo link: http://toddcwood.blogspot.it/2010/11/hanging-out-with-geocentrists-part-1.html



Foto di Robert Sungenis














Dopo aver preso in considerazione questi nomi può sembrare che i sostenitori del geocentrismo siano esclusivamente statunitensi. Esiste comunque almeno un esempio di associazione geocentrista con sede in Europa, ovvero il Cercle Scientifique et Historique  che si rifà alle idee di tale Fernand Crombette, sostenitore di teorie eccentriche anche in ambito archeologico. 

Bisogna notare che così come i più convinti e famosi assertori del geocentrismo dell'età contemporanea sono praticamente tutti cristiani, lo sono anche i suoi più ferventi oppositori. Due esempi su tutti sono: 

- David Palm, che da anni porta aventi il sito GeocentrismDebunked.org contenente dozzine di articoli di critica al geocentrismo sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista teologico.

- Karl Keating, autore del libro The New Geocentrists che contiene, tra le altre cose, un'ottima sintesi della storia del geocentrismo contemporaneo ed è stata una delle fonti più utili per la stesura di questo articolo. 



Palm e Keating, esattamente come Sungenis, si sono dedicati e si dedicano ancora a fare apologetica in risposta al protestantesimo. Keating, inoltre, è laureato in matematica, e all'università ha avuto modo di studiare, tra le altre cose, anche meccanica celeste. 

Vi sono numerosi altri esempi di personaggi che si sono impegnati, anche se non in maniera continuata, a confutare questa pseudoscienza, come Robert C. Newman, PhD in astrofisica, poi docente al Biblical Theological Seminary, e autore degli articoli Geocentrism: Was Galileo Wrong?  e Evangelicals and Crackpot Science nel quale prende in considerazione anche altre teorie pseudoscientifiche, come la tesi che vorrebbe che l'universo sia di molti ordini di grandezza più piccolo di quanto afferma la scienza moderna. 

È interessante notare che si trovano convinti avversari del geocentrismo anche tra i creazionisti della terra giovane, come Danny Faulkner, autore dell'articolo Geocentrism and Creation

Fin qui, abbiamo fatto un'ampia carrellata storica sul geocentrismo, su chi sono i principali promotori contemporanei ed i loro detrattori.

Ma, cosa credono esattamente i geocentristi contemporanei? 

Per dare una trattazione aggiornata e confutazione rigorosa del geocentrismo bisogna conoscere in dettaglio come si configura il suo modello astronomico e come cerca di evitare le difficoltà più evidenti. La maggior parte dei geocentristi crede alle seguenti tesi:

- La Terra è sì sferica, ma completamente immobile. I movimenti del sole e dei pianeti si spiegherebbero con un sistema “neo-tychoniano” per il quale il sole girerebbe attorno alla Terra una volta ogni ventiquattro ore e tutti gli altri pianeti girano attorno al sole. L'intero universo si muoverebbe inoltre solidale con il sole: questo per spiegare, oltre al moto apparente delle stelle durante il giorno, anche la parallasse stellare (argomento di cui abbiamo già parlato in un altro articolo) .

 - La Terra è al centro esatto dell'universo, oltre che del sistema planetario. Il suo essere al centro dell'universo, anzi, nel baricentro dello stesso spiegherebbe come essa possa restare immobile  

- Esiste un fluido detto ETERE che permea lo spazio e trascina l'universo nella sua rotazione giornaliera attorno alla Terra.

Una volta considerate delle tesi simili, chiunque abbia studiato anche solo un minimo di astronomia si domanderebbe quali mai possano essere gli argomenti per supportare una teoria del genere.
A ben vedere, gli sforzi dei geocentristi si dirigono più che altro nella direzione di cercare di dimostrare la possibilità della loro tesi, mentre gli argomenti positivi in tale direzione si sentono più raramente.

Sostanzialmente, l'unico argomento positivo nella direzione del geocentrismo parte da una originale interpretazione dell'esperimento di Michaelson-Morley. Con ogni probabilità,  fu proprio tale interpretazione a risvegliare il pensiero geocentrista, messo al bando per poco più di un secolo.

Per capire di che cosa stiamo parlando servirà una breve digressione.
Durante il XVIII secolo, dato ormai per assodato il modello eliocentrico, si riteneva comunque che lo spazio fosse formato da una sostanza invisibile a cui i fisici davano il nome di etere e che ogni corpo in movimento nell'universo producesse un vento d'etere che doveva muoversi alla stessa velocità del corpo in movimento e con direzione opposta. Questo perchè non si riteneva possibile che la luce si potesse propagare nel vuoto. Qualsiasi cosa immersa nell'etere sarebbe stata influenzata dal vento, compresa la luce.

Nel 1887, Albert Michaelson e Edward Morley realizzarono un esperimento che aveva lo scopo di misurare la velocità della luce e, al tempo stesso, dimostrare l'esistenza del vento d'etere. L'esperimento si basava su uno strumento chiamato interferometro (successivamente denominato, interferometro di Michaelson). 

Per chi non conosce l'argomento, consigliamo la visione di questo video youtube che spiega molto bene il ragionamento soggiacente all'esperimento ed il funzionamento dell'interferometro:



Da questo esperimento, Michaelson e Morley si attendevano di osservare una diversa velocità della luce nelle varie direzioni; Guardando all'interno dell'interferometro, si sarebbero dovute vedere delle frange di interferenza, ma l'esperimento mancò di rilevare qualsiasi variazione nei tempi di percorrenza dei raggi all'interno dell'interferometro, e quindi qualsiasi spostamento all'interno dell'etere.

Da questo risultato si potevano trarre diverse conclusioni:

- la Terra è ferma rispetto all'etere
- Il braccio dell'interferometro nella direzione del moto dell'etere si accorcia (contrazione di FitzGerald)
- non esiste nessun etere e la velocità della luce è la medesima in tutte le direzioni


I geocentristi contemporanei scelsero ovviamente, la prima conclusione, quella semplicistica, iniziando ad utilizzare l'esperimento di Michaelson e Morley come una prova dell'immobilità della Terra.

La terza conclusione, invece, è quella storicamente assunta da Einstein, e che lo portò a formulare la sua Teoria della Relatività.

Ovviamente, la semplice assunzione di una propagazione costante della luce nel vuoto si porta dietro una grande quantità di implicazioni che sono state sviluppate nella complessa teoria einsteniana, le cui previsioni sono state confermate negli ultimi decenni da una grandissima quantità di evidenze empiriche che vanno da esperimenti su orologi atomici alla recente scoperta delle onde gravitazionali, come si può notare anche solo dalle ampie pagine wikipedia a rigurado:
https://en.wikipedia.org/wiki/Tests_of_special_relativity
https://en.wikipedia.org/wiki/Tests_of_general_relativity

Questo è utile anche a capire che una teoria scientifica, come la relatività einsteniana, non è una semplice fantasia che incontra i gusti e le tendenze del consesso scientifico internazionale, ma deve avere non solo dei costrutti logico-matematici corretti, ma anche delle evidenze sperimentali riscontrabili. 
 
Tornando al Geocentrismo, dire che una premessa è falsa, una volta che le sue molte peculiari conseguenze (che sarebbero false nella fisica classica) si dimostrano essere vere, è una posizione sostanzialmente insostenibile.
Né serve a qualcosa polemizzare sulla interpretazione della teoria della Relatività, come fa il già citato Robert Sungenis a pagine 5 e 6 di questo articolo nel quale se la prende con il “tessuto” dello spazio-tempo e con l'interpretazione geometrica della gravità che è tipica della Relatività Generale, perché molti fisici vedono tale interpretazione geometrica come innecessaria, ed esistono anche studi storici secondo i quali lo stesso Einstein non si sarebbe preoccupato di geometrizzare la propria teoria, come ad esempio questo articolo dello storico della scienza Dennis Lehmkuhl.

Nello stesso documento, Sungenis ammette la realtà dei molti fenomeni sperimentalmente verificati e previsti dalla teoria della Relatività, salvo pretendere che si spieghino tutti in un qualche altro imprecisato modo piuttosto che con l'assunzione che la velocità della luce sia indipendente dall'osservatore, che li necessita tutti.

Senza entrare nei dettagli della teoria, quanto detto fin ora dovrebbe bastare a capire che l'assunzione della indipendenza della velocità della luce dall'osservatore è come minimo fortemente avvalorata dalla semplicità teoretica che permette.

Questa proprietà della luce è già sufficiente a rendere inutile l'interpretazione geocentrista dell'esperimento di Michaelson-Morley, quindi l'unico argomento positivo a favore del geocentrismo viene a cadere. La lista degli argomenti che confutano il geocentrismo è troppo lunga per essere riportata qui in maniera completa, perciò ci concentreremo sugli argomenti ai quali pare che i geocentristi non siano in grado di dare risposte neanche apparentemente coerenti:

1.  L'appiattimento dell'universo

Se davvero l'intero universo stesso ruotando alla velocità di un giro al giorno dovrebbe rapidamente appiattirsi similmente a come avviene per le galassie. Questo è un semplice fenomeno che risulta inevitabile quando si considerano le equazioni che descrivono l'attrazione di gravità e il moto rotazionale di un oggetto tridimensionale. 

2. La viscosità dell'inesistente etere 

Se davvero l'intero universo fosse immerso in un “etere” sufficientemente viscoso da trascinare gli astri attorno alla terra, l'attrito tra l'etere e la terra dovrebbe rapidamente mettere in rotazione quest'ultima, facendo svanire la rotazione relativa. 
Sempre Sungenis tenta di rispondere a questo argomento a pagine 152-154 di un suo lunghissimo articolo in risposta al libro di Karl Keating . Tuttavia il fenomeno-esempio che viene presentato nella risposta non è in nessun modo analogo 
3. La precessione assiale 

I moti della Terra sono più complessi di quello che si potrebbe pensare. Oltre al moto di rotazione ed a quello di rivoluzione, il nostro pianeta compie un moto di rotazione del proprio asse attorno ad un altro asse (come una trottola che ha perso velocità, per intenderci) della durata di circa 26000 anni detto precessione degli equinozi

Ciclo di precessione di 26000 anni (rappresentazione non in scala). Polaris è l'attuale stella polare ma, a causa della precessione, in circa 8000 anni verrà sostituita dalla brillante Deneb ed in 12000 anni da Vega.

Ora, questo fenomeno complica ulteriormente lo scenario geocentrista, perché rappresenta un terzo moto di difficile spiegazione per chi crede che la terra sia immobile, in aggiunta alla rotazione della terra (che i geocentristi spiegano come rotazione giornaliera dell'universo) ed al variare della sua inclinazione rispetto al sole a seconda delle stagioni (che i geocentristi spiegano come oscillazione annua dell'universo). La precessione degli equinozi viene probabilmente spiegata dai geocentristi (ammesso che questi si siano mai posti il problema) come l'ennesimo movimento dell'intero universo attorno ad una terra immobile; tuttavia ci sono dei problemi con questa risposta. 

Noi non sappiamo soltanto che la precessione esiste, ma sappiamo anche qual è la sua causa: l'attrazione gravitazionale della luna. 

L'attrazione gravitazionale tra Terra e luna è nota con sufficiente precisione da permettere di dimostrare che essa è la causa della precessione degli equinozi. 

Tuttavia, questa spiegazione non è “simmetrica”. Dire che la luna esercita una attrazione sulla Terra tale da causare la precessione non è equivalente a dire che l'intero universo oscilla; in particolare, l'attrazione della luna non potrebbe mai e poi mai spiegare un simile fenomeno. 

Quindi il geocentrista, per salvare la sua teoria ed affermare che anche in questo caso sia l'universo ad oscillare dovrebbe: 

1) Affermare che, in realtà, la luna non abbia sulla Terra quegli effetti che sappiamo dovrebbe avere alla luce della gravità. Chissà poi cosa dovrebbe prevenire tutto ciò. 

2) Trovare una possibile causa del supposto moto 26000-ennale dell'intero universo (oltre che della sua supposta oscillazione annuale), che come abbiamo detto dovrebbe essere diversa dalla attrazione gravitazionale della luna. 

3) Spiegare la curiosa coincidenza per la quale il moto di precessione ha esattamente la durata e le caratteristiche che ci si aspetterebbe se la sua causa fosse l'attrazione della luna sulla Terra. Si tratta di spiegazioni che sembra praticamente impossibile anche solo immaginare. 

Naturalmente tutto questo pone problemi solo per un geocentrista “assoluto”, che non voglia ammettere neanche il più piccolo movimento periodico da parte del globo terrestre; ma purtroppo è probabile che questo possa dirsi di molti teorici del geocentrismo, che sembrano interessati a sostenere l'assoluta immobilità della Terra non meno di quanto lo sono a sostenere la sua centralità. 


4. Satelliti geostazionari
Abbiamo tenuto il meglio per ultimo. La questione dei satelliti geostazionari è una sulla quale personaggi come Sungenis hanno dimostrato la propria ignoranza delle più basilari leggi della fisica azzardando spiegazioni palesemente insensate. 

Il punto è questo: esistono dei satelliti detti geostazionari, che compiono un orbita attorno alla Terra del raggio di 42168 chilometri (35790 chilometri di quota da Terra) e che hanno la proprietà di compiere una rivoluzione attorno alla terra in esattamente 23 ore, 56 minuti e 4 secondi, ovvero il tempo che impiega la terra a compiere una rotazione su se stessa. 

A motivo di questa sincornia, il satellite geostazionario appare, appunto, stazionario sopra ad un particolare punto della superficie terrestre.



Tuttavia, se la Terra fosse immobile, cioè non ruotasse, la stessa esistenza dei satelliti geostazionari sarebbe impossibile. 

Infatti questi satelliti non precipitano sulla Terra proprio perché alla quota di 35790 chilometri (e solo a quella quota) la forza centrifuga che ottengono rivolvendo giornalmente attorno alla Terra è tale da controbilanciare esattamente l'attrazione gravitazionale terrestre che subiscono a tale quota. 

I debunkers del geocentrismo (a differenza dei geocentristi stessi) sono ben consapevoli della particolare potenza di questo argomento: 

Karl Keating dedica un intero capitolo del suo libro a tale argomento, e mostra come Sungenis, oltre a confondere i satelliti geostazionari con i satelliti GPS (in realtà nessun geostazionario è GPS e nessun GPS è geostazionario) mostri di non conoscere la meccanica newtoniana. 
Sungenis afferma infatti che l'esistenza dei satelliti geostazionari si possa spiegare con l'attrazione delle stelle lontane sui satelliti. In realtà tutto ciò è impossibile per un semplice motivo: 

Tale teorema afferma che: 

1. un guscio sferico di massa M, avente densità uniforme, esercita su una particella esterna una forza gravitazionale pari a quella di una particella puntiforme di massa M posta nel suo centro; 

2. la forza gravitazionale esercitata da un guscio sferico avente densità uniforme su una particella posta al suo interno è nulla. 

A noi interessa soltanto la parte numero 2. 
Il punto è che essendo la distribuzione delle stelle omogenea, essa può essere rappresentata come un fascio di gusci concentrici a densità uniforme attorno alla terra. 

Ma allora questo significa che la forza gravitazionale risultante sul satellite, esercitata dalle stelle è 0, e quindi non c'è niente a contrastare l'attrazione gravitazionale della terra. Perciò il satellite dovrebbe precipitare comunque. 
Infine, anche se non valesse il teorema del guscio che taglia la testa al toro, non si potrebbe fare a meno di notare che sarebbe una coincidenza davvero sorprendente se la distanza a cui l'attrazione delle stelle bilancia quella della terra fosse esattamente la stessa a cui ci si aspetta che la forza centrifuga controbilanci l'attrazione gravitazionale della terra. 

Si può notare un tutto questo una somiglianza tra la dialettica terrapiattista e quella geocentrista (pur con le dovute distinzioni), ovvero la grave mancanza di ragionamenti di carattere quantitativo: dove le cose “si mettono male” meglio restare sul vago, meglio evitare in numeri e le equazioni e restare su un piano puramente qualitativo. 

La cosa più interessante è che nonostante la dettagliata argomentazione di Keating, Sungenis ha risposto a tale argomentazione in un suo lunghissimo articolo di risposta al libro di Keating dimostrando di non aver capito l'argomentazione. Infatti, a pagina 25 del suo già citato articolo di risposta controbatte ripetendo con parole diverse l'argomento “dell'attrazione stellare”, senza provare neanche a replicare alla confutazione, e senza dire nulla sul teorema del guscio, esplicitamente nominato ed enunciato da Keating. 

Quanto detto finora dimostra l'esistenza del moto di rotazione della Terra attorno al suo asse. 

Per quanto riguarda il moto di rivoluzione, possiamo pensare di dimostrarlo attraverso la parallasse; certo, il geocentrista potrebbe rispondere con l'idea che l'intero universo si muova solidale con il sole e che quest'ultimo ruoti attorno alla Terra, ma si nota subito che questa è come minimo una ipotesi gratuita che diventa in quanto tale terribilmente improbabile: naturalmente è teoreticamente molto più semplice che la terra si muova annualmente come gravità vorrebbe piuttosto che l'intero universo si muova solidale con una particolare stella. Infine, come già accennato, per spiegare il variare dell'inclinazione del'asse terrestre rispetto al sole al variare delle stagioni sono costretti a postulare un oscillazione annuale dell'universo. 

A questo si può rispondere semplicemente che è difficile vedere come una simile oscillazione periodica dell'intero universo non rappresenti una violazione della conservazione della quantità di moto e quindi delle leggi della fisica. 



Dopo aver sviscerato il Geocentrismo sia dal punto di vista storico che dal punto di vista scientifico sottolineandone la marchiana fallacità, come può un terrapiattista parlare di Geocentrismo per supportare le sue convinzioni?

Vi lasciamo con questa domanda, accompagnandola con la tabella dei punti che segnano la totale incompatibilità tra le due "teorie":
  

Terra Piatta                                                         
Geocentrismo                                                     
La Terra è piatta
La Terra è sferica
Il sole e la luna sono sfere relativamente piccole che ruotano sulla Terra piatta illuminandola. Il sole non è una stella, mentre la natura della luna è ancora dibattuta, tra l’essere un ologramma o una fonte luminosa assestante.
Il sole e la luna sono corpi celesti che girano attorno alla Terra sferica seguendo delle orbite perfettamente circolari. Dimensioni e distanze di sole e luna non differiscono dal modello eliocentrico
I pianeti non esistono. Sono ologrammi.
I pianeti sono reali. Secondo il modello ibrido Tychoniano, i pianeti ruotano attorno al sole che, a sua volta, ruota attorno alla Terra.
Sulla Terra piatta c’è una cupola che la protegge dal vuoto. (non si capisce come i FE possano essere a conoscenza del vuoto oltre la cupola, dal momento che nessuno l’avrebbe mai oltrepassata). I TP usano l’esperimento di Michaelson-Morley con il quale i geocentristi vogliono dimostrare l’etere luminifero. Peccato che ai terrapiattisti non serva, dal momento che le loro fonti luminose sono sotto la cupola.
Non esiste nessuna cupola. Lo spazio cosmico è pieno di etere luminifero che serve alla propagazione interplanetaria della luce e che trascina gli astri nel loro moto di rivoluzione attorno alla Terra.
Le stelle non esistono. Sono ologrammi.
Le stelle esistono e si muovono tutte solidali con il sole, che ruota attorno alla  Terra.
I satelliti non esistono.
I satelliti esistono. Ma la teoria non spiega come funzionano quelli geostazionari, che necessitano della rotazione terrestre per funzionare.
La gravità non esiste, esiste la legge di densità

La gravità esiste, ma ci sono degli errori di valutazione sulle masse, perchè la Terra sarebbe il pianeta con più massa. Con un altro argomento, si sostiene che le orbite gravitazionalifunzionano proprio perchè la Terra si trova al centro dell’universo. Come nel caso terrapiattista, c’è un totale rigetto della relatività einsteniana.
Non esiste alcun universo
Secondo la maggior parte dei geocentristi, l'universo ha effettivamente le dimensioni attribuitegli dall'astronomia moderna.



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 Autore dell'articolo: PinkHouse





martedì 28 febbraio 2017

Il programma spaziale sovietico - prima parte



La fine della seconda guerra mondiale lasciò spazio alla cosiddetta Guerra Fredda (termine coniato da George Orwell) che contrassegnò un periodo di contrapposizione politica particolarmente delicata tra le due super-potenze statunitense e sovietica, portando l’intero pianeta sull’orlo di una terza guerra mondiale, questa volta, a carattere nucleare.
Questo periodo di forti tensioni tra i due paesi fu davvero controverso, perchè se da un lato portò entrambi gli schieramenti a risoluzioni potenzialmente disastrose (corsa agli armamenti nucleari, guerra del Vietnam, crisi della Baia dei Porci, Maccartismo), non possiamo dimenticare che la Guerra Fredda fu la spinta propulsiva inequivocabile verso l'esplorazione spaziale, con tutti i progressi tecnologici che ne seguirono, come lo sviluppo della tecnologia satellitare con satelliti gps, oppure alla stessa Internet, sviluppata originariamente con il nome di Arpanet da un'agenzia del ministero della difesa statunitense.  

In questo articolo, non ho intenzione di illustrarvi la tecnologia derivante dalla corsa allo spazio, ma vorrei parlarvi di una storia poco nota, quella che riguarda le conquiste spaziali dell'Unione Sovietica, proprio durante il periodo della Guerra Fredda.

- Vi racconterò, insomma, del programma spaziale sovietico e di come divenne, in certe fasi, più avanzato di quello statunitense.

- Vi mostrerò come le accuse rivolte alla NASA di nascondere la vera natura della Terra attraverso presunti filmati hollywoodiani, non hanno alcun senso, dal momento che l'agenzia spaziale russa produsse foto e video dallo spazio del tutto simili a quelli della NASA e realizzò satelliti, sonde spaziali e stazioni orbitanti disputandosi con gli Stati Uniti il primato della conquista dello spazio.


La possibilità, per i sovietici, di poter intraprendere un programma spaziale si presentò al termine della guerra, grazie alla cattura da parte dell'armata rossa di centinaia di tecnici tedeschi che si occupavano della realizzazione dei V2 presso lo stabilimento di Peenemünde.


In questa immagine potete vedere un V2 presso lo stabilimento di Peenemünde, tratto dagli archivi tedeschi.  Di Bundesarchiv, RH8II Bild-B2054-44 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5441544


Grazie al know-how tedesco, quindi, i russi riuscirono a replicare i V2 tedeschi realizzando i missili balistici denominati R-1.


Missile R-1, pronto per un test balistico

Qui potete trovare qualche informazione ulteriore sulle caratteristiche degli R-1.

Con l'R-1, l'Unione Sovietica provò a se stessa che era finalmente capace di produrre misssili alla pari dei tedeschi e degli americani. Passò, quindi, dalla copia del V2 tedesco alla realizzazione di prototipi nuovi di zecca, sperimentando diverse soluzioni per l'attacco missilistico a corto e medio raggio.

Di seguito, sono illustrati i principali modelli sviluppati durante il primo periodo del programma missilistico sovietico tra il 1947 ed il 1953:

Ma l'obiettivo dei sovietici era decisamente quello di spingersi oltre, soprattutto in campo militare:

Gli R-1 ed i modelli successivi,  erano tutti a corta/media gittata e, soprattutto, non erano in grado di trasportare le pesanti testate nucleari sovietiche. Quindi occorreva produrre motori molto più potenti che utilizzassero propellente liquido (i modelli a corto raggio andavano ad etanolo) e serbatoi criogenici, capaci di mantenere il propellente in forma liquida.

Il programma spaziale sovietico cominciò proprio grazie a questa nuova generazione di missili, con la realizzazione dell'R-7 "Semyorka", il primo razzo ICBM (Intercontinental Ballistic Missile, ovvero a gittata intercontinentale), che si rivelò essere un perfetto vettore per i lanci spaziali.

(anche gli Stati Uniti stavano lavorando su un ICBM, l'ATLAS, il cui primo lancio di successo avvenne solo il 28 novembre del 1958, dopo svariati fallimenti)





Di fatti, una versione modificata di questo missile diede all'Unione Sovietica il suo secondo primato:

il 4 ottobre 1957 venne messo in orbita ad una altezza di 577 km il primo satellite artificiale creato dall'uomo, lo Sputnik 1, bruciando gli Stati Uniti sul tempo. 

Quindi, l'URSS collezionò due primati in un unico lancio.




Lo Sputnik 1 fu il primo tentativo riuscito di mettere un satellite artificiale in orbita attorno alla Terra, seguendo l'intuizione avuta da Isaac Newton più di duecento anni prima, pubblicata nel 1728 sul suo trattato Treatise of the System of the World and De mundi Systemate:

Se si riesce a lanciare un proiettile balistico ad una velocità sufficientemente alta, questo non ricadrà sulla superficie terrestre, come ci si potrebbe aspettare, ma inizierà ad ORBITARE indefinitamente attorno alla Terra.


Questa condizione si ottiene grazie al bilanciamento tra forza di gravità e forza centrifuga e dipende esclusivamente dalla velocità tangenziale raggiunta, come abbiamo visto qui.


Lo Sputnik 1 era un oggetto relativamente semplice dal peso di 83,6 kg ed un diametro di 58 cm. Aveva un involucro a guscio sferico in lega di alluminio dal quale spuntavano 4 antenne di trasmissione, agganciate ad un dissipatore termico.

Al suo interno, trovavano alloggiamento 2 radio trasmettitori, una ventola di raffreddamento e 3 batterie zinco-argento (2 per alimentare le radio, la terza per la ventola). La sfera era riempita di gas azoto secco ad una pressione di 1,3 atmosfere. Quando la temperatura interna raggiungeva i 30°C, il ventilatore si attivava autonomamente fino a riportare il livello sotto i 23°C.

 

Oggigiorno, la notizia della messa in orbita di un nuovo satellite ci emoziona, ma non più di tanto.

All'epoca, invece, l'annuncio del lancio dello Sputnik1 fu un evento sensazionale che elettrizzò l'intera popolazione mondiale. Tantissima gente si assembrò all'aperto cercando di scorgere in cielo il passaggio di un puntino luminoso che si muovesse diversamente dal fondale stellato.
 
Molti rimasero incollati alle loro radio per ore ed ore sperando di cogliere il segnale trasmesso dal satellite durante il suo transito.


Per sentire questo semplice, ma ricco di significato, beep intermittente.



Il giorno successivo, i giornali di tutto il mondo parlarono della "luna" artificiale sovietica che, per la prima volta, aveva raggiunto i confini celesti aprendo la strada all'esplorazione spaziale.


Forse qualcuno non ne avrà ancora colto l'importanza, ma il lancio del primo Sputnik fu la miccia esplosiva sia per la Guerra Fredda, che per la corsa allo spazio.

Non solo l'URSS aveva tirato fuori dal nulla lo Sputnik sorprendendo il mondo intero e mettendo in discussione la supremazia tecnologica americana, ma l'R-7 con testata atomica avrebbe consentito ai russi di colpire qualsiasi obiettivo a lunga distanza. Inoltre, in virtù del suo primato, l'Unione Sovietica avrebbe potuto facilmente reclamare il controllo del traffico orbitale attorno alla Terra.


L'apprensione degli USA salì alle stelle quando, il 3 novembre dello stesso anno, i sovietici mandarono in orbita un nuovo satellite artificiale: lo Sputnik 2.

Dopo appena un mese dal lancio del primo satellite, l'Unione Sovietica bissava l'impresa, andando a cogliere il suo terzo primato, quello di portare in orbita terrestre un essere vivente: 
la cagnolina Laika.

 

Come era successo per il primo Sputnik, anche il nuovo satellite trovava posto sotto la punta a cono del missile. Lo Sputnik2, però, era di poco più grande, tanto da ospitare l'alloggiamento della cagnolina.






Laika era una bastardina catturata con altri cani randagi per le strade di Mosca.
Assieme ad altre cagnette (venivano impiegate le femmine, poichè più docili dei maschi), venne "arruolata" al programma spaziale sovietico in virtù della sua minutezza. Laika e le sue compagne vennero scelte anche per la loro resistenza alle prove d'accelerazione nei test alla centrifuga che, comunque, poneva pesantemente sotto stress gli animali triplicando la velocità del loro battito cardicaco.

Laika venne sottoposta, con gli altri animali, ad un periodo di addestramento/tortura, durante il quale fu costretta a vivere in spazi sempre più angusti ed a nutrirsi solo di cibo gelatinoso, lo stesso che avrebbe trovato a bordo del razzo.

Alla fine, lei fu scelta per essere mandata in orbita con lo Sputnik.
Un destino impietoso il suo, dal momento che per la prima cosmonauta della storia non era stato studiato alcun sistema di recupero. 

I russi ammisero solo dopo molto tempo che Laika non sarebbe sopravvissuta all'impresa, precisando che sarebbe stata addormentata ed avvelenata a meno di una settimana dal lancio, prima che la scarica delle batterie e lo spegnimento di tutti gli apparati rendesse la vita impossibile a bordo.

Ma la cagnetta non sopravvisse così a lungo.

Quello che subì Laika nello Sputnik durante la missione fu rivelato solo molti anni dopo dallo specialista addetto al monitoraggio dei dati biometrici della cagnolina. 

Egli raccontò che i battiti del suo cuore aumentarono all'impazzata all'avvio dei motori del razzo.
Raggiunta la velocità orbitale, un’avaria impedì all’ultimo stadio del razzo vettore di distaccarsi dallo Sputnik, impedendo il corretto funzionamento dell’impianto di ricircolo dell’aria e trasformando l'abitacolo in una trappola termica, oscillante tra il caldo e il freddo estremi.
Quando il satellite raggiunse la quota prestabilita, l'assenza di peso fece fibrillare, a battiti irregolari, il cuore di Laika.

Alla quarta orbita, dopo 5 ore di tormento, il tracciato divenne misericordiosamente piatto.

Laika morì di terrore e di stenti, di troppo caldo e troppo freddo, di fame e sete, poche ore dopo il lancio.

Il Cremlino mentì su tutta la linea, sia sulle condizioni di salute di Laika, sia sulla possibilità di riportarla sana e salva a terra. Per oltre quattro giorni, i portavoce del programma sovietico dissero che Laika stava bene e che mangiava regolarmente.


Quando,  ancora sotto la falsa notizia che la cagnetta era viva, l'annuncio riguardante l'impossibilità di farla tornare a terra venne diffuso, ci furono calorose proteste di fronte alle ambasciate sovietiche di tutto il mondo da parte di associazioni animaliste e gente comune. Le persone, che si erano riunite  e raccolte in preghiera, chiesero di indire al livello mondiale un minuto di silenzio per ogni giorno di permanenza di Laika in orbita.


Chiaramente, non ci fu alcun tentativo di salvare Laika da parte dei russi, che erano perfettamente consci del decesso prematuro della cagnetta.

Il corpo esanime di Laika si incenerì assieme allo Sputnik 2 quando, dopo 162 giorni dal lancio, il satellite rientrò nell'atmosfera terrestre.

Alla cagnolina vennero resi tutti gli onori di stato attraverso monumenti e francobolli dedicati, seguendo la perversa logica secondo la quale Laika si sarebbe immolata da eroina per la gloria della grande Madre Russia.



Il programma spaziale sovietico non poteva arrestarsi in seguito ad un insuccesso. La competizione con gli statunitensi per la conquista dello spazio era appena cominciata ed i russi non avevano alcuna intenzione di concedere terreno.

I responsabili del programma fecero sapere, tramite la Pravda, che la cagnolina aveva fallito nel suo compito di fornire dati esaustivi e che, quindi, erano pronti ulteriori lanci di satelliti e sonde con animali a bordo, da riportare a terra vivi o morti. Purtroppo, l'impiego di animali per le missioni spaziali non cessarono nè da parte dei sovietici, tantomento da parte degli statunitensi.


Il programma Sputnik proseguì a spron battuto, come un treno in corsa senza fermate.


Il 15 maggio del 1958 venne lanciato lo Sputnik 3


Lo Sputnik 3 era un vero e proprio laboratorio di analisi dell'atmosfera terrestre con l'ulteriore l'obiettivo di avvvicinarsi ed analizzare le particelle ionizzate delle Fascia di Van Allen interna (tra i 1000 km e 6000 km di distanza dalla superficie terrestre).

In realtà sarebbe dovuto essere il primo satellite ad essere messo in orbita, ma vi furono dei problemi tecnici che ne fecero slittare il lancio. I russi volevano battere sul tempo gli statunitensi e quindi optarono per il più semplice Sputnik1.

Questo satellite aveva in dotazione dodici strumenti scientifici, utili a raccogliere dati sulla composizione dall'alta atmosfera, sulla pressione, sulla presenza di particelle cariche, sui fotoni nei raggi cosmici, sui nuclei pesanti nei raggi cosmici, sui campi magnetici ed elettrostatici e sulle particelle meteoriche.


Lo Sputnik 3 seguì un'orbita ellittica eccentrica, in modo da poter attraversare ed indagare i diversi strati atmosferici terrestri. Il punto più vicino alla Terra, il perigeo, si trovava ad una quota di 217 km, mentre quello più lontano, l'apogeo, si trovava a 11864 km.


Il satellite orbitò per ben 2 anni prima di rientrare nell'atmosfera, ma non riuscì ad analizzare le radiazioni delle fasce di Van Allen a causa di un errore nel fissaggio del nastro di registrazione.


Due anni dopo, il 15 maggio del 1960 fu la volta dello Sputnik 4
(denominato anche Korabl-Sputnik 1, ovvero  prima navicella spaziale-satellite)



Lo Sputnik 4 fu il primo satellite progettato per lo studio di un possibile volo spaziale umano, che inaugurò un nuovo filone del programma spaziale sovietico: il programma Vostok, del quale lo Sputnik 4 rappresentava il test di lancio.




Possiamo dire che lo Sputnik 4 fu il primo prototipo di navetta spaziale, incorporando una cabina monoposto  di autosostentamento biologico per un possibile soggiorno umano.

Lo scopo della missione era quello, per l'appunto, di verificare se un astronauta avrebbe potuto sopravvivere al bioclima creato nella capsula ed alle sollecitazioni che avrebbe potuto subire durante il volo.

In questo primo test, comunque, i russi non si arrischiarono a mandare in orbita una persona, ma venne impiegato un manichino che riproduceva un cosmonauta.  Per rendere la missione più verosimile, la navetta fu equipaggiata con comunicazioni preregistrate in modo da verificare anche la robustezza del sistema di telecomunicazioni tra lo Sputnik e la base a terra.


Questa missione, però, fu un parziale fallimento, dal momento che, dopo 5 giorni dal lancio, ci fu una esplosione che mandò il satellite fuori rotta, inibendo qualsiasi tipo di radiocontrollo e ricezione dati da parte dei russi.

Lo Sputnik 4 rimase, quindi, inutilizzato per circa 2 anni in un orbita indesiderata, fino a quando non rientrò nell'atmosfera terrestre, incenerendosi, eccetto 9 kg della struttura metallica che caddero su una strada del Wiscounsin.

Punto segnalato dove avvenne l'impatto dello Sputnik 4


Porzione del satellite rimasto integro dopo l'impatto


Non è chiaro se i russi avessero già messo a punto il sistema di rientro del modulo, dal momento che negarono qualsiasi interesse nel recuperarlo.

Questa missione fu oggetto anche di speculazioni complottistiche: i segnali radio con voce registrata trasmessi dal satellite vennero intercettati anche da due fratelli italiani appassionati di telecomunicazioni: Achille e Giovanni Judica Cordiglia


A seguito delle intercettazioni si creò un movimento di persone che sosteneva l'esistenza di un certo numero di "cosmonauti perduti", morti nello spazio prima e dopo Gagarin, che il regime dell'ex-URSS non abbia voluto rivelare, nell'ottica di propaganda mediatica all'epoca della Guerra Fredda.


Le capsula bioclimatica impiegata in questa, come in molte missioni successive, venne chiamata Vostok, così come il vettore di lancio (si trattava di un missile Semyorka modificato), ma solo le  missioni che riguardarono lanci spaziali con esseri umani vennero denominate Vostok.

I russi avevano ancora molto da lavorare sul modello di satellite che avrebbe dovuto portare il primo uomo in orbita, quindi il 19 agosto del 1960 lanciarono lo Sputnik 5 in una missione che impiegava di nuovo degli animali

(denominato anche Korabl-Sputnik 2)


Il modello dello Sputnik 5 era del tutto identico a quello del satellite precedente, con la capsula spaziale Vostok progettata per un volo spaziale umano.

Protagoniste di questa nuova missione, però, furono di nuovo due cagnette,  Belka (scoiattolo) e Strelka (piccola freccia) (arruolate a forza al programma spaziale sovietico assieme a Laika), assieme a 20 ratti, 2 topi e svariate piante.
Questa volta la missione fu piuttosto breve: il satellite-navetta spaziale rimase in orbita per sole 25 ore compiendo solo 17 giri della Terra.

La sorte di Belka e Strelka fu ben diversa da quella della loro compagna, Laika: i russi avevano tutta l'intenzione di recuperare vive le due cagnette ed il resto dell'equipaggio in modo da testare il sistema di rientro della capsula e lo stato di salute degli animali.

Recupero della capsula con dentro Belka e Strelka

La missione fu un successo. Gli animali, tornati a terra, erano spaventati e disorientati, ma si presentavano in buone condizioni di salute.
Belka e Strelka vennero portate in conferenza stampa e presentate in ogni occasione in cui potessero essere esposte ai mass-media mondiali.




La sperimentazione con gli animali continuò anche con la missione successiva.

Il 1° dicembre del 1960 venne lanciato in orbita lo Sputnik 6
(denominato anche Korabl-Sputnik 3)

La missione fu pressochè identica alla precedente ma vennero impiegate altre due cagnette: Pchelka (apetta) e Mushka (moschina).

 

Purtroppo, la sorte di queste due cagnette non fu benevola come quella di Belka e Strelka.

Questa missione mise in evidenza un problema strategico per i sovietici: erano in grado di far tornare a terra le loro capsule, ma non erano ancora in grado di decidere con precisione dove sarebbero dovute atterrare.

I moduli di rientro erano dotati di retrorazzi che dovevano servire proprio per poter controllare, con una certa approssimazione, il luogo di atterraggio ma, evidentemente, il dispositivo non funzionava ancora come avrebbe dovuto. Fu evidente il fatto che una possibile missione con a bordo un essere umano doveva ancora attendere.

La storia di questa missione, si ammantò di mistero, dal momento che vennero fuori due versioni distinte riguardo al suo epilogo e quello delle due cagnette:

1)  La capsula di rientro finì nelle acque dell'oceano pacifico e fu impossibile rintracciarla
2) La capsula fu distrutta mediante delle cariche esplosive per impedire che finisse in mani straniere, non filo-sovietiche.  

A seguito di questo fallimento, i sovietici spostarono momentaneamente la loro attenzione su un altro progetto tentando qualcosa mai concepita prima, nemmeno da loro.

Il 4 febbraio del 1961, lanciarono lo Sputnik 7, che non era un vero e proprio satellite, ma una sonda spaziale da indirizzare verso Venere
(denominato Tyazhely Sputnik, satellite pesante, e conosciuto anche come Venera 1VA No.1)



Con questa missione, quindi, L'URSS stava aprendo un altro filone del suo programma spaziale, VENERA, con linvio di sonde verso il pianeta Venere.
 
Per effettuare questo lancio, occorreva una ulteriore spinta propulsiva al momento di abbandonare una momentanea orbita di parcheggio. Venne, quindi, impiegato un razzo vettore Molnija, una variante del Semyorka a quattro stadi, nel quale l'ultimo stadio conteneva il propellente per dare alla sonda la giusta velocità di fuga.

La navicella entrò in orbita attorno alla Terra, ma il quarto stadio che doveva lanciarla verso Venere non funzionò e la sonda restò in orbita terrestre. Una cavitazione nell'ossigeno attraverso la pompa di ossigenazione fece spegnere i motori dello stadio 8-10 secondi dopo l'accensione.

Il suo rientro in atmosfera avvenne il 26 febbraio del 1961, cadendo sulla Siberia.

I russi, però avevano pronta la sonda gemella che inviarono verso Venere il 12 febbraio del 1961 con lo Sputnik 8 (denominato Venera 1)

Di questa missione e delle altre missioni che riguardano le numerosissime sonde spaziali sovietiche inviate verso varie destinazioni spaziali vi parlerò negli articoli successivi.

Dopo la parentesi costituita dai test iniziali del Programma Venera, l'URSS riprese le missioni per testare la sicurezza ed affidabilità di rientro delle capsule Vostok mediante due ultime missioni Sputnik: Sputnik 9 (9 marzo del 1961) e Sputnik 10 (25 marzo del 1961)

All'interno dello Sputnik 9 venne di nuovo impiegata una cagnolina, Chernushka, assieme a qualche topo e ad un porcellino d'india.

Chernuschka

Mentre all'interno dello Sputnik 10 venne adoperata la cagnolina di nome Zvezdochka "stellina"


Zvezdochka
In entrambe le missioni, venne utilizzato anche un manichino che fu chiamato Ivan Ivanovich.

Nel casco del manichino Ivan Ivanovich venne messo un cartello con su scritto MAKET che significava, per l'appunto, manichino. Ciò serviva ad indicare che non si trattava di un essere umano nel caso l'atterraggio del sedile eiettabile fosse avvenuto vicino zone abitate.
L'impego di Ivan Ivanovich fu molto importante perchè permise di testare il meccanismo del sedile eiettabile  che venne inserito all'interno della capsula bioclimatica Vostok.

I sovietici avevano studiato un sistema separato per il recupero della capsula con all'interno gli animali e dell'astronauta seduto sul sedile eiettabile. 


Entrambe le missioni furono un successo.
I sovietici riuscirono a recuperare sia le capsule con gli animali vivi, che i manichini sui sedili eiettati. 

Queste missioni conclusero il programma Sputnik aprendo nuovi capitoli della missione spaziale sovietica che, però, vi racconterò negli articoli successivi.

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Come avrete potuto capire, la storia della corsa allo spazio è ricca di eventi che non possono essere negati e banalizzati attraverso la mistificazione fantasiosa terrapiattista.

I satelliti artificiali non sono affatto una mera fantasia di Arthur Charles Clarke, trasformata in finzione cinematografica dagli STUDIOS americani.

La prima a realizzare satelliti artificiali fu l'Unione Sovietica, costruendone una decina tra il 1957 ed il 1961, sorprendendo il mondo intero ed intimidendo gli impreparati Stati Uniti.  
Furono proprio i sovietici, con le loro missioni, ad acuire il clima politico problematico con gli americani; non avrebbero mai avuto alcun interesse nel partecipare ad una eventuale messinscena cinematografica americana nè, tantomeno avevano una "hollywood russa" per falsificare le missioni Sputnik.